La creatività di una maestra trasforma la merenda in un gioco computazionale

Articolo pubblicato su Scuola e Tecnologia in data 29 febbraio 2016

Una delle credenze che intendo sfatare fa riferimento al fatto che il pensiero computazionale sia qualcosa legato alla tecnologia. Non c’è niente di più sbagliato che avere questa convinzione!

Addirittura Jeannette Marie Wing, ovvero colei che ha portato alla ribalta tale concetto, ha affermato che si tratta di una competenza fondamentale per tutti, non solo per gli informatici, e ha sostenuto l’importanza di integrare le idee computazionali in altre discipline.

Se in un precedente articolo ho parlato già di attività unplugged (ovvero senza l’utilizzo di strumenti informatici) e pensiero computazionale, oggi vorrei raccontarvi l’idea di una maestra che ha trasformato la merenda (quella sana!) in un gioco computazionale.

Alcuni mesi fa una collega mi ha chiesto un suggerimento. Intendeva proporre un qualcosa affinché i suoi alunni  abbandonassero la cattiva abitudine di portare come merenda delle patatine fritte, panini con insaccati, merendine etc…, e si avvicinassero maggiormente alla frutta di stagione.

Sorpresa dalla richiesta, visto che non mi occupo di educazione alimentare, le chiesi il motivo per il quale avesse pensato proprio a me. Mi rispose che aveva letto un mio articolo (questo) e voleva trovare il modo di integrare il gamification con la sua materia (la matematica) con il pensiero computazionale.

Non vi nascondo che ci ho pensato a lungo, poi alla fine mi è venuta in mente un’immagine che avevo visto scorrendo gli aggiornamenti su Twitter.

Abbiamo pertanto messo in atto un piccolo gioco unplugged di logica computazionale basato sulla frutta di stagione.

La collega ha chiesto a ciascuno studente di portare a merenda 3 frutti, ovvero una mela, una pera ed una banana. Ha poi creato tre medaglie (per dare maggiore validità alle logiche del gamification) e il giorno dopo in classe ha mostrato questa immagine:

piccola

Una volta che tutti avevano disposto sul proprio banco la merenda ha distribuito dei post-it. Su ogni post-it gli studenti potevano fare delle ipotesi di valore e attaccarle al frutto.

Ma perchè questo compito rientra nel pensiero computazionale? Semplicemente perchè un’attività del genere consente agli studenti di trasformare un problema complesso in molteplici sottoprocedure.

Infatti, preso nel suo insieme questo problema di logica, sembra abbastanza complicato da poter essere risolto.

Ma proviamo a scomporlo insieme. Sappiamo che la somma delle banane è 16, possiamo pertanto ipotizzare che ciascuna valga 8.

Il passo successivo è trovare il valore degli altri due frutti.

Anche qui dobbiamo procedere per ipotesi. Intanto possiamo partire da un dato oggettivo, ovvero che le mele sono due. Ma forse abbiamo poche informazioni, ed ecco arrivare in nostro aiuto l’operazione successiva.

La terza operazione in qualche modo può aiutare a dare conferma alle ipotesi appena fatte.

Assegnando con certezza alla banana il valore di 8, possiamo confermare che la pera vale 2 e pertanto assegnare il valore di 10 alla mela.

Scomporre un problema di logica in piccole operazioni “autonome” ci ha permesso di trovare la soluzione.

Vedete come questo gioco attiva complessi processi di problem solving?

Gli alunni della collega si sono divertiti. Hanno prima risolto due giochi di logica e poi hanno mangiato “gli oggetti dei loro problemi”.

La settimana successiva ha ripetuto il gioco chiedendo agli studenti di dividersi in gruppi e di inventare loro le operazioni consegnando al “gruppo rivale” la scheda contenente la sfida.

Il risultato è stata una merenda computazionale!

E voi riuscite a risolverlo?  😉

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