Dalla mimosa al coding, la lunga lotta delle donne per la parità

Pubblicato su Scuola e Tecnologia in data 4 Marzo 2016

Durante il mio ultimo anno di università, il Prof. di Storia della scuola ci consigliò di leggere “Prima della quiete. Storia di Italia Donati”. Per chi non conosce Italia Donati, qui trovate un interessante articolo. Sinteticamente può essere considerata l’insegnante simbolo di un’Italia (siamo nel 1880) che stenta a concedere dignità e autonomia a quelle donne che si trovano lontane dalle proprie famiglie. Inutile nascondere che mi innamorai immediatamente di quel testo e della sua autrice.

Elena Gianini Belotti che per 20 anni ha diretto il Centro Nascita Montessori di Roma, è anche l’autrice di “Dalla parte delle bambine”.

Dalla parte delle bambine” è un testo crudo e a volte scomodo, in cui vengono riportati i numerosi condizionamenti culturali che ciascuno di noi subisce nel corso del proprio sviluppo. Condizionamenti diversi a seconda del genere in cui le bambine appunto ne escono perdenti.

La Belotti nel suo testo afferma: “L’operazione da compiere, che ci riguarda tutti, ma soprattutto le donne perché ad esse è affidata l’educazione dei bambini, non è quella di tentare di formare le bambine ad immagine e somiglianza dei maschi, ma di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene”.

Nessun genitore non potrà non trovarsi d’accordo, eppure è quello che ciascuno di noi inconsapevolmente non fa. ‎

Ed eccoci arrivati ad oggi, sì perché il testo della Belotti risale al 1973, ma seppur è cambiato il contesto storico, quello sociale sembra non essersi evoluto.

Spesso nei miei articoli parlo di coding e di pensiero computazionale, riporto in forma di testo, esperienze, idee e progetti utili per le colleghe insegnanti che vogliono introdurre metodologie didattiche innovative per facilitare l’apprendimento delle cosiddette STEM (ovvero scienza, tecnologia, ingegneria e matematica).

Ma cosa centra il coding e in senso più lato il pensiero computazionale con Elena Gianini Belotti ed Italia Donati?

La risposta è semplice e basta osservare i numeri. La mancanza di donne nei settori informatici è un problema ben documentato: in Italia solo il 23% degli iscritti alla facoltà di Ingegneria è donna. Percentuale che sale al 38% fra gli studenti delle facoltà scientifiche in generale. (Per approfondire qui un estratto da: Rosti L., 2006, “La segregazione occupazionale in Italia“).

donne-stem

Cosa possiamo fare per avvicinare le ragazze al coding e per permettere loro di essere autonome nel seguire i propri interessi anche se essi vengono generalmente considerati come materie e argomenti più prettamente maschili?

  • Innanzitutto dobbiamo farci ambasciatrici di un’uguaglianza di genere avendo consapevolezza delle barriere sociali e culturali che ci circondano. Loredana Lipperini con il suo più attuale  “Ancora dalla parte delle bambine” può aiutarci nell’individuare come riviste, tv, pubblicità e più in generale i nuovi media, bombardino costantemente le nostre figlie ghettizzandole con etichette preconfezionate.
  • Cominciare fin da piccoli. In un precedente articolo dal titolo “Coding alla materna? Yes we can!” ho parlato di come sia possibile introdurre anche i bambini più piccoli nelle logiche del pensiero computazionale. Esistono molte attività unplugged (qui una lista) tra cui scegliere. I Lego, i puzzle, battaglia navale sono solo alcuni dei giochi che favoriscono lo sviluppo del problem solving. Sarebbe pertanto opportuno far utilizzare questi giochi a tutti (anche alle bambine senza considerarli giochi da maschio).
    Trovare organizzazioni che puntano sulla diffusione del codice (e che abbiano una buona percentuale di ragazze già iscritte). Dalla mia esperienza di Mentor in contesti didattici/ludici in cui insegniamo il coding ai bambini, è facile vedere come i maschi siano in numero maggiore rispetto alle femmine. Ciò potrebbe (ed uso il condizionale) essere uno svantaggio per quelle bambine che vedendosi, soprattutto nella fascia di età tra i 7e i 12 anni, in minoranza si allontanano da un’attività che invece trovano interessante. Esistono delle organizzazioni rivolte esplicitamente alle ragazze, ad esempio  Girls Who Code e Girls code it better .
  • Mostrare modelli vincenti. Non è un caso se tutte (o quasi, non generalizziamo!) le ragazze italiane da grandi vogliono fare la Velina ed i ragazzi i calciatori. Se i modelli di ruolo che vedono vincenti ed osannati da genitori e dallo show business sono questi, è indubbio che crescendo vorranno diventare dei cloni dei loro idoli. Se per i ragazzi il mito è quello del calciatore, mito che prevede abilità fisiche, impegno sportivo, etc… per le ragazze l’unico asso nel mazzo capace di introdurle nel mondo patinato dello spettacolo è la bellezza. Se invece mostriamo loro ad esempio la simpaticissima, intelligente, energica, coinvolgente e bella (bellezza che diviene una delle tante qualità e non l’unica!) Samantha Cristoforetti, ingegnere, aviatrice, astronauta militare italiana e prima donna italiana negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea, forse inzieranno a voler sostituire la carta della bellezza con altre qualità. Di donne così ne abbiamo oggi e ne abbiamo avute in passato, donne che tutto il mondo ci invidiano: Rita Levi-Montalcini, Fabiola Gianotti, Arianna Menciasi, Margherita Hack, etc…

carte

Incoraggiare la nostra/vostra scuola ad insegnare il coding. In un passato articolo dal titolo “Dall’informatica al coding” a cui vorrei aggiungere un ironico quanto amaro sottotitolo, ovvero cosa (non) è cambiato, ho cercato di ripercorrere brevemente il passaggio da quella che negli anni ‘80-90 veniva chiamata ora di informatica e che oggi viene definito coding, senza però aver mutato la metodologia di insegnamento e tantomeno le logiche pedagogiche che contraddistinguevano la prima. Incoraggiare la vostra scuola ad insegnare il coding, non vuol pertanto dire prevedere un momento avulso dalle classiche discipline, ma vuol dire integrare il coding in esse (e non tra di esse!!). In una lezione ho paragonato il coding al parmigiano. Esso può essere mangiato da solo, ma non è meglio spolverarlo sopra un buon piatto di spaghetti (magari al ragù)? Se intendo insegnare il piano cartesiano, posso farlo con Scratch! E non utilizzo Scratch per spiegare il coding. Il nodo sta proprio qui. Tutta la didattica può essere trasformata grazie all’utilizzo del pensiero computazionale, poiché esso è un processo mentale per la risoluzione di problemi costituito dalla combinazione di metodi caratteristici e di strumenti intellettuali, entrambi di valore generale!

coding-quote

Francesca Lazzari

Annunci

Un game per la didattica? Sì, se lo faccio io con Scratch!

Pubblicato su Scuola e Tecnologia in data 15 febbraio 2016

Nel precedente articolo, ho mostrato come in 5 minuti è possibile iniziare ad utilizzare Scratch con il Digital Storytelling.

Per spiegare meglio l’utilizzo di Scratch ho provveduto a creare un secondo mini Videotutorial (qui il link al primo).

Questo tutorial ha come obiettivo quello di creare una schermata introduttiva ad un game didattico.

In questo tutorial pertanto vedremo come inserire uno sfondo, come far muovere uno Sprite ed anche come aggiungere suoni nonché la voce dei nostri bimbi per doppiare i  personaggi!

Come nel precedente articolo, anche per questo secondo tutorial ho creato un piccolo video, qui il link al #2 Videotutorial per seguire i diversi passaggi su youtube!

Per progettare un game didattico è importante pianificare cosa si vuole far apprendere ai nostri alunni. Ipotizziamo di voler ripassare le addizioni.

Come per la volta precedente raggiungiamo l’indirizzo di Scratch, ovvero  https://scratch.mit.edu/ , clicchiamo su Entra ed inseriamo le credenziali di accesso.

Vicino al nostro Username vi è il seguente simbolo:  v

 

00

 

Cliccandoci si aprirà un menù a tendina. Scegliendo “Le mie cose” vedrete i progetti che avete salvato in precedenza.

Ora però clicchiamo su Crea per aprire un nuovo progetto.

 

1.Inserire nuovi Sprite (i passi dettagliati per inserire nuovi Sprite sono spiegati nel precedente tutorial. In questo articolo procederò, per i punti già visti, in maniera spedita).

Possiamo utilizzare dei personaggi (Sprite) già presenti nella Libreria di Scratch, altrimenti vi ricordo che è anche possibile farli disegnare dai vostri alunni e poi scannerizzarli ed inserirli nel progetto.

Io utilizzerò il granchio (Crab) che abbiamo già visto come uno dei protagonisti nel precedente tutorial. Pertanto una volta selezionato cliccherò su Ok nella libreria ed esso mi apparirà sulla Tela.

 

2.Eliminare gli Sprite che non vogliamo utilizzare

Visto che intendo creare un ambiente marino, eliminerò il gatto che viene dato come Sprite di default ovvero come personaggio predefinito. Cliccando con il tasto destro sullo Sprite del gatto, si aprirà un menù a tendina e sceglierò Cancella.

1

3.Inserire uno sfondo

Nel precedente tutorial abbiamo lavorato con lo sfondo bianco (Tela), esso viene nominato da Scratch in Backdrop1. In questo progetto però voglio inserire uno sfondo (Stage) marino.

2

 

Così come per gli Sprite, anche per gli sfondi esiste una libreria. Cliccando su “Scegli uno sfondo dalla libreria”, andrò ad aggiungere lo sfondo della spiaggia detta “Beach Malibu”.

 

3

Non è già più bello il nostro progetto?!

 

Così come per gli Sprite, anche per gli sfondi non solo è possibile sceglierli dalla libreria offerta da Scratch, ma è possibile caricarne di propri (pensate che bello far inserire delle foto/disegni fatti dai bambini!), disegnarli attraverso l’editor, o addirittura utilizzare la webcam per catturare un’immagine.

4. I blocchi

Il primo blocco che andremo ad inserire sarà “Quando si clicca su bandierina verde” (che si trova nella categoria Situazioni). Procediamo inserendo un breve testo. Vi ricordate come si fa per far parlare gli Sprite? Scegliamo dalla categoria Aspetto il blocco “dire per n. secondi”

Al mio Sprite farò dire: “Aiutami a raccogliere 2 stelle marine e 3 pesci” per 5 secondi e poi

Sei pronto?” per 2 secondi

4

4.1 La categoria movimento

Per dare maggiore vivacità al progetto, facciamo “tuffare” lo Sprite nel mare. Per fare ciò dobbiamo aggiungere dalla categoria Movimento il blocco “Scivola in n. secondi a X e Y

Questo blocco ci introduce ad uno degli argomenti che più adoro quando parlo di Scratch ovvero il piano cartesiano. Se la maggior parte di noi ha avuto esperienze terribili con il piano cartesiano, grazie a Scratch i nostri alunni saranno salvi!

Provate a posizionare il cursore del mouse sullo sfondo e muovendolo lentamente  guardate cosa accade nell’angolo in fondo a destra. I numeri accanto ad X e Y, si susseguono mentre noi muoviamo il mouse. Questo perchè ogni punto sullo sfondo è un punto che è inserito nell’asse delle ascisse (X) e nell’asse delle ordinate (Y).

Il mio Sprite è posizionato esattamente in X: -169 e Y: -98

5

Immaginate quante attività potreste proporre con Scratch per far apprendere (giocando) ai vostri alunni il piano cartesiano!!

 

Per ora ciò che vogliamo conoscere è la posizione esatta di dove vogliamo far “tuffare” lo Sprite. Muovendo il cursore nel mare possiamo scegliere un punto.

Inserendo il blocco “Scivola in 3 secondi a X: 88 e Y: 34” il mio granchio camminerà fino al mare. Aggiungendo il blocco dire “tuffiamoci!” concluderemo la schermata introduttiva al game.

Lo scivola in n. secondi sta ad indicare la velocità in cui il nostro Sprite si muoverà dal punto in cui è collocato al punto che gli abbiamo indicato (in questo caso da X: -169 e Y: -98, ovvero la partenza, a X: 88 e Y: 34, cioè l’arrivo). Aumentando i secondi il nostro Sprite camminerà più lentamente, riducendoli si muoverà più in fretta…fate una prova!

 

  1. I suoni

Un tuffo non può essere tale se non accompagnato dal classico rumore dello Splash. Ma come si fa ad inserire un suono? Sopra i blocchi (Script)  troviamo delle linguette. Clicchiamo su Suoni

6

Anche quì, come per gli Sprite e gli Sfondi, Scratch ci offre la possibilità di scegliere un suono dalla libreria (simbolo megafono), registrare l’audio (simbolo microfono), importare un file audio (simbolo cartella aperta).

Per ora sceglierò un suono dalla libreria, ovvero dalla categoria Effetti prenderò il Water drop.

7

Come per lo Sprite di default, anche nei Suoni troviamo il suono pop dato come predefinito. Allo stesso modo, cliccando con il tasto destro del mouse sul suono pop, scegliamo Cancella. In questo modo nella nostra libreria di suoni avremo soltanto il Water drop.

Inseriamo ora il suono nell’animazione. Torniamo sulla linguetta dei blocchi, cioè su Script.

Nella categoria Suoni dei blocchi (contraddistinti dal colore fucsia) scegliamo “Produci suono Water drop” ed inseriamolo dopo il blocco dire “Tuffiamoci!”.

8

  1. Il blocco Nascondi

Al termine dei blocchi inseriti fino ad ora, aggiungiamo dalla categoria Aspetto, il blocco “Nascondi”. Questo blocco comanderà al nostro Sprite di sparire dando l’effetto finale del tuffo in mare.

N.B il blocco “Nascondi” prevede però un blocco “Mostra” se vogliamo che al termine della nostra animazione lo Sprite torni visibile.

Pertanto subito sotto al blocco “Quando si clicca su bandierina verde”  inseriamo il blocco “Mostra”. Ogni volta che riavvieremo la schermata attraverso la bandierina verde, lo Sprite sarà nuovamente visibile.

9

Attenzione!  Stessa cosa dovremmo farla per la posizione, altrimenti quando cliccheremo su bandierina verde il nostro Sprite si troverà lì dove gli abbiamo comandato di scivolare in precedenza. Per far posizionare lo Sprite sempre nel punto desiderato basterà inserire il bloccoVai a X e Y” presente nella categoria Movimento subito dopo il blocco “Mostra”. Differentemente dal blocco “Scivola in n. secondi a X e Y”, questo farà immediatamente posizionare lo Sprite nel punto iniziale scelto. Nel mio caso sarà “Vai a X:-169 e Y:-88

10

Abbiamo terminato l’introduzione al game didattico. Se volete potete aggiungere la voce dei vostri alunni allo Sprite scelto. La procedura l’abbiamo intravista quando abbiamo scelto di inserire il blocco  “Produci suono Water drop”. Andando sulla linguetta in alto Suoni e cliccando sull’icona del microfono e poi cliccando sul tasto Rec (il tasto tondo) si potrà procedere a registrare la voce.

Il tasto modifica posto accanto al pulsante Rec permette di tagliare la registrazione eliminando i secondi di silenzio iniziali.

Una volta effettuata la registrazione si andrà sulla categoria dei blocchi Suono e si sceglierà il blocco “Produci suono Registrazione 1”, “Produci suono Registrazione 2” e così via.

11

Nel prossimo tutorial andremo avanti con il game didattico e faremo “acciuffare” al granchio le stelle marine e i pesci richiesti.

Dall’ora di informatica al coding

Pubblicato in data 9 Dicembre 2015 su “Scuola e Tecnologia

In principio era l’informatica.

Se torniamo indietro di qualche anno (ma in alcune scuole posso garantire che ancora oggi avviene ciò) era facile trovare l’ora di informatica, dove gli alunni venivano fatti spostare dalla propria aula verso la cosiddetta sala informatica. L’informatica all’epoca era pensata come una disciplina a sé stante, dove il docente addetto (già perché vi era un decente specifico, spesso lo “smanettone” dell’istituto capace di accedere al misterioso mondo contenuto nell’elaboratore elettronico), proponeva i primi passi nell’utilizzo del computer. L’informatica era pertanto quasi una disciplina a parte, slegata da tutte le altre e quasi fantascientifico era ipotizzarne un qualsiasi tipo di collegamento con gli altri insegnamenti. Anche la “sala” informatica o per le scuole più avanzate il “laboratorio” di informatica (oggi aula multimediale), aveva una struttura, un setting, standardizzato.

Anche l’informatica, seppur come già detto, era considerata “autonoma”, subiva le logiche di una didattica di tipo trasmissivo-informativo. Questa logica conteneva (e contiene) in sé alcuni assunti che possono essere così riassunti:

  • La conoscenza è un insieme di oggetti;
  • La mente è un contenitore (e parlando di alunni delle primarie, il contenitore è vuoto);
  • Se l’emittente comunica A, il ricevente recepisce A;

La metodologia era pertanto abbastanza semplice: il docente mostrava e spiegava, gli alunni eseguivano.

Imbuto di norimberga

Questo è ciò che avveniva in Italia, almeno fino alla fine degli anni ’90.

Con l’inserimento di un interfaccia sempre più user friendly e con la diffusione di internet, il pc diventa un oggetto “amico” per un pubblico sempre più ampio.

il pc dell'anno

L’ introduzione dei computer all’interno delle diverse realtà lavorative (spesso forzata da parte dalla dirigenza) permette alle diverse generazioni di rompere il ghiaccio.

Parallelamente anche nelle scuole il pc inizia ad assumere una diversa funzione. Da strumento relegato in un laboratorio, viene inserito (ma non integrato!) nelle classi, spesso come supporto per gli alunni disabili.

Se da un lato le generazioni più “anziane” devono fare i conti con i computer sul lavoro, le generazione più giovani iniziano a scoprire i videogame: Nintendo e Sony si affacciano sui mercati introducendo un nuovo modo di rapportarsi ai supporti informatici.

Quando in Italia nei primi anni del duemila i giovani iniziano a diventare fruitori di videogiochi, in America, (ma attenzione, circa 20 anni prima!!), un matematico di nome Seymour Papert, capisce il valore pedagogico del computer e lo introduce (stavolta integrandolo) nelle logiche di insegnamento.

Secondo Papert è possibile utilizzare il computer come ambiente d’apprendimento facilitante nella costruzione di nuove idee. Il computer viene usato dai bambini (grazie allo sviluppo da parte di Papert del linguaggio di programmazione LOGO), come macchina nella creazione di artefatti cognitivi facendo nascere all’interno di ambienti didattici quello che oggi viene definito “coding“.

Il termine coding contiene numerose sfaccettature, in generale può essere tradotto come l’attività di “fare” codice, o meglio di dare istruzioni, sì perché il linguaggio di programmazione nient’altro è se non l’indicare (attraverso delle regole stabilite) una serie di istruzioni (comandi) al pc che ha conseguentemente il compito di eseguirli.

Se l’interfaccia userfriendly ha avvicinato il vasto pubblico all’uso del pc, allo stesso tempo ha fatto smarrire la consapevolezza di ciò che “c’è dietro”: il codice appunto.

Già nel 2006, le raccomandazioni di Lisbona sul fronte delle “competenze chiave” distingueva le competenze di base in campo scientifico e tecnologico, associabili alle ore di informatica, dalle competenze digitali, associabili al più ampio coding.

Il 23 Settembre 2015 il MIUR ha dato avvio all’iniziativa “Programma il futuro” rivolta in particolare agli alunni della primaria. Il coding entra ufficialmente nelle scuole e questa volta addirittura dalla porta principale, ma cosa accade in realtà nelle aule?

Molte insegnanti non hanno mai avuto esperienza di coding, se ne sente parlare tantissimo ma poche hanno toccato con mano cosa vuol dire realmente “fare codice” e farlo in una logica costruttivista e non più (come accadeva per le ore di informatica) secondo un metodo istruttivo-trasmissivo.

Il tentativo del MIUR rischia pertanto di trasformare l’ora del coding nelle vecchie ore di informatica dove nuovamente ritroveremo questa attività separata da tutto il resto. E’ pertanto indispensabile coinvolgere gli insegnanti in attività specifiche al fine di vedere un utilizzo del coding connesso con le altre discipline.

Le insegnanti che hanno avuto la possibilità di sperimentare cosa vuol dire programmare (qui un articolo sulla recente esperienza del Teacher Dojo portata avanti dal Laboratorio di Tecnologie Audiovisive dell’Università di Roma 3) sanno bene che questa attività è essenzialmente multidisciplinare: dal digital storytelling, alla risoluzione di problemi ed esercizi matematici/geometrici, dall’educazione ambientale all’astronomia, ecc ecc.

Tutta la didattica può essere trasformata grazie all’utilizzo del pensiero computazionale, poiché esso è un processo mentale per la risoluzione di problemi costituito dalla combinazione di metodi caratteristici e di strumenti intellettuali, entrambi di valore generale.

Se nella risoluzione di problemi matematici è chiaro come sia necessario attuare un ragionamento di tipo scientifico (osservazione, formulazione di un’ipotesi, attuazione di un esperimento, analisi dei risultati), spesso ciò non è così evidente nelle altre discipline. In realtà il ragionamento per uno studente è identico, così come lo è per qualsiasi altra persona che si trova ad affrontare ogni giorno un dato problema (e non parlo di quelli accademici!).

Immaginiamo di essere arrivati a casa e di non trovare più le chiavi per entrare…non utilizziamo forse lo stesso ragionamento?

Dall’osservazione della situazione (non ho le chiavi) alla formulazione di un’ipotesi (potrei averle lasciate in macchina/ufficio/…), passando per l’attuazione dell’esperimento (ho guardato in macchina/ufficio/ e non ci sono) fino all’analisi dei risultati (al momento non posso entrare in casa); si ripartirà con la formulazione di nuove ipotesi (la vicina dovrebbe avere una copia delle mie chiavi) passando per tutte le altre fasi e così via.

Insegnare a programmare vuol dire pertanto dare la possibilità di imparare le logiche del pensiero computazionale e in senso più lato imparare ad imparare. Proprio per questo motivo è importante oltrepassare le logiche dell’informatica tradizionale per arrivare a parlare di coding. Per fare ciò sarà però indispensabile superare la didattica usuale per attuare nuove strategie di insegnamento dove il docente diviene in questo nuovo contesto un facilitatore di apprendimento.

Da segnalare che dal 7 al 15 Dicembre vi è la settimana nazionale del Piano Scuola Digitale, evento fortemente voluto dal ministro Giannini.

Ulteriori informazioni, spunti e materiali sul progetto sono reperibili sul sito www.programmailfuturo.it o attraverso il profilo Twitter @Programma_il_Futuro.