5 buoni motivi per lavorare con Scratch in classe

Pubblicato in data 14 gennaio 2016 su “Scuola e Tecnologia

Fino ad un anno fa, quando parlavo di Scratch ai colleghi, dovevo specificare bene cosa fosse e perché lo trovavo così interessante. Oggi fortunatamente sembra essere entrato nel linguaggio comune di molti insegnanti.

Se ancora ci fosse qualcuno che non lo conosce, di seguito vi riporto una brevissima descrizione:

Scratch (nome derivato dalla tecnica dei DJ che mixando e remixando i dischi provocano l’inconfondibile suono) viene ideato dal gruppo del Lifelong Kindergarten del MIT, guidato da Mitchel Resnick, e si ispira alla teoria costruzionista dell’apprendimento di Seymour Papert.

Scratch

a seconda domanda che all’epoca mi ponevano i colleghi (e che ancora in molti oggi mi ripropongono ) è: “ma perché se sono un insegnante dovrebbe interessarmi?

In realtà di motivi ce ne sono tantissimi. Provo ad elencare quelli secondo me più rilevanti:

1.Sviluppo del pensiero computazionale. In un recente articolo ho elencato una serie di attività unplugged, le quali senza l’utilizzo di computer, facilitano lo sviluppo del computational thinking. È pertanto vero che non è necessario utilizzare i mezzi informatici, ma è anche possibile fare una torta senza uova, latte, burro e cioccolato…ma sicuramente non sarà gustosa come se avessimo aggiunto tutti questi ingredienti! Allo stesso modo possiamo scegliere o meno di utilizzare il pc, non dimentichiamoci però che i nostri allievi sono quelli definiti “nativi digitali” o i ragazzi della “generazione app”. Personalmente odio queste etichette, ma non vi è dubbio che essi sono circondati dalle tecnologie. Muoversi all’interno di un ambiente familiare permetterà loro da un lato di sentirsi confortati e dall’altro saranno più disposti a mettersi in gioco.

2.Imparare a programmare. Questo è uno dei motivi che viene ancora oggi lungamente discusso quando lo espongo. In realtà ciascuno di noi impara a leggere e a scrivere seppur in pochi poi professionalmente diventano scrittori. L’abilità di saper leggere e scrivere è fondamentale per potersi collocare in un determinato contesto storico-culturale. Stessa cosa accade per la programmazione. Ogni giorno che passa siamo sempre più legati ai supporti informatici. Imparare a programmare permetterà ai nostri allievi di uscire dalla logica di meri fruitori diventando loro stessi degli sviluppatori. Una volta lessi una frase che mi fece pensare a lungo, essa diceva (più o meno così): nel futuro esisteranno due categorie di uomini, quelli comandati dalle macchine e quelli che comanderanno le macchine. Chi vorresti che fossero i tuoi figli? Certamente è un pochino apocalittica e fantascientifica, ma credo che spieghi benissimo l’importanza della conoscenza del linguaggio di programmazione indipendentemente dalle scelte professionali future.

3.Imparare ad imparare attraverso il problem solving. Le Raccomandazioni del parlamento europeo e del consiglio del 18 dicembre 2006 relative alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (lifelong learning) contengono cinque punti fondamentali affinché la Conoscenza (con la C maiuscola!) possa diventare la forza motrice per lo sviluppo della nostra società. Una delle competenze necessarie è l’imparare ad imparare, ovvero sviluppare l’abilità di perseverare nell’apprendimento, di organizzare il proprio apprendimento sia a livello individuale che in gruppo a seconda delle proprie necessità, e alla consapevolezza relativa a metodi e opportunità. Il Problem solving, inteso come la capacità di risolvere problemi attraverso l’attivazione di processi cognitivi atti a trovare strategie efficaci, è una delle attività che favorisce il ragionamento e permette di apprendere dagli errori e di trovare soluzioni alternative spronando appunto alla perseveranza nell’apprendimento.

4.Sviluppare le competenze trasversali. Sempre più spesso siamo chiamati a lavorare in team. Chi lavora nella scuola sa bene quanto sia difficile a volte trovare un punto di incontro tra diversi attori seppur il fine ultimo sia condiviso e ben chiaro. Aiutare i nostri allievi a sviluppare il proprio “saper essere” attraverso attività collaborative, permetterà loro di affinare l’intelligenza emotiva. Sembra paradossale accostare attività informatiche con le competenze emotive, ma in realtà esse sono strettamente legate se si guarda ai gruppi di lavoro. Progettare attività didattiche collaborative con Scratch favorirà il collaborative learning e la peer education.

5.Iniziare a concepire l’errore unicamente come tentativo svolto. Durante una lezione su Scratch che ho tenuto all’Università di Roma 3 agli studenti del cdl di Scienze della Formazione Primaria, il Prof. Fabio Bocci intervenne sottolineando come il termine errore derivi dal latino error -oris, ovvero errare. Attraverso l’errare, ovvero l’esplorare è possibile scoprire. Ed ecco che l’errore tanto temuto dai nostri allievi diventa unicamente una modalità di apprendimento e non più un fallimento. La paura di fallire spesso impedisce il mettersi in gioco, diventa un blocco mentale che accompagna lo studente lungo tutta la propria carriera scolastica. Se l’errore non equivale più al fallimento, a qualcosa di cui ci si debba vergognare, ma diviene occasione di miglioramento, allora l’errore riacquista un significato neutro. Durante una conferenza stampa un giornalista chiese a Thomas Alva Edison : “Dica, Mr. Edison, come si è sentito a fallire duemila volte nel fare una lampadina?”. Ebbene, la risposta di Edison fu: “Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina”.

 

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